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Pinocchio: articolo e foto

…..l’incontro in un piccolo (e dinamico) teatro di via Cassia, dove tornano ancora una volta in scena le Avventure di Pinocchio, serve a trasformarsi in un inno alla gioia per quel centinaio di bambini, dalla prima alla quinta elementare, che hanno avuto la fortuna di incontrare insegnanti capaci di comprendere (e comunicare) i valori dell’impegno, del rispetto, dell’integrazione multidisciplinare. Magari non è un caso che la scelta della scuola sia caduta sul Pinocchio di Collodi proprio mentre nelle stanze dei ministeri e nei convegni delle università si comincia a guardare a questo gioiellino della letteratura italiana come a una lettura a rendere obbligatoria, non solo nei primissimi anni di insegnamento.

Imparare nella consapevolezza di far parte di una comunità: alla fine è questo che insegnano alla Santa Giovanna. Il messaggio buca da solo il sipario anche in quella che in decine di altri contesti risulterebbe essere nient’altro che una recita di fine anno. In mezzo a dinoccolati pinocchi, timide fate turchine, grilli parlanti più spavaldi che saggi, simpatici medici dalle diagnosi incerte, chi si volta indietro a scrutare nella zona buia della sala vede spesso aprirsi una risata sul viso rapito dei parenti degli attori formato mignon.

In microporzione, c’è spazio per tutte le arti nella messa in scena cui hanno contribuito insegnanti appassionati, mamme generose del proprio tempo e bambini disponibili a cedere a un pubblico di adulti disillusi una dose inattesa di creatività. Non si tratta solo di inventare dal nulla una scenografia, imparare a memoria una parte, provare a intonare una canzone, suonare uno strumento sconosciuto fino a pochi giorni prima, ballare a ritmo, sottolineare con cura i passaggi in profondità di una favoletta capace di conquistare il mondo per l’universalità del suo messaggio, partendo da un minuscolo borgo della campagna toscana.

Tutto questo c’è e basterebbe. Perché risuona e cattura l’attenzione in ogni momento dello spettacolo. Ma quello che più conta è che tutto questo impegno e questa sorprendente offerta di allegria – e di appartenenza – funzionano come un messaggio subliminale per noi che stiamo lì a guardare: è un modello che spinge a innervare di passione le nostre routine quotidiane, avendoci regalato l’illusione di far parte di un piccolo mondo “puro” per due ore. Senza neppure aver pagato lo straccio di un biglietto.

Mauro Salerno

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